Prod. I.R.A.A. Atacama

TAM Viandanti Scalzi sulla Via di Damasco

TAM Viandanti scalzi sulla Via di Damasco                                                                      
TAM Viandanti scalzi sulla Via di Damasco

TAM Viandanti scalzi sulla Via di Damasco

TAM Viandanti scalzi sulla VIa di Damasco

TAM Viandanti scalzi sulla Via di Damasco

Viaggio In Corpo Reo




















TAM Teatro sociale Sogno di una notte di mezz'estate

 

PERCHE' IL TEATRO

Ho sempre pensato che, tra le varie forme di espressione artistica, l'Arte del Teatro è quella il cui accadimento è legato alla presenza fisica e contemporanea, nello stesso spazio e lo stesso tempo, di due fattori o elementi umani; l' Attore e lo Spettatore, i quali danno vita, nel senso “del mettere in atto” nel momento irripetibile del “qui ed ora” della rappresentazione drammaturgica ad ”un racconto-agito”, il racconto dell' umano.
E’ per questo che considero l'
arte teatrale, “arte sociale per eccellenza” e “arte del raccontarsi”. Un racconto, che può attingere ad opere di drammaturgia, da testi di teatro popolare, dalla teatralizzazione di elementi di cultura popolare, o di avvenimenti storici di cui la nostra cultura è ricchissima, da testi di letteratura, sia antica che moderna, ma   anche da testi realizzati dall’ attore stesso. Ciò non vuol dire che    l' attore debba necessariamente trasformarsi in drammaturgo, ma nel suo processo di formazione potrà confrontarsi con la propria capacità d'improvvisazione, sia corporea che verbale, in altri termini, svilupperà o affinerà le sue capacità creative.

IL TEATRO COME ARTE DELLE ARTI

La ricerca , non è limitata al lavoro sull' attore, ma si sviluppa anche in relazione ad una visione multimediale dell' evento teatrale prendendo in considerazione gli elementi basilari del farsi del teatro, oltre al testo e   all' attore, che sono il colore, la forma e il suono. Nel teatro tutto ciò si traduce in luci, scenografia, maschere, oggetti di scena, trucco, testo, musica, canto.

Si tratta quindi di elaborare una possibilità di lavoro che pone l'attore e il suo corpo, in relazione diretta con questi elementi, sviluppando un’ esperienza di tipo: (percettiva, fisica, gestuale, tattile, sonora, verbale, uditiva, gustativa e olfattiva) traducibile in azione teatrale.
L' essere umano, e non solo, racchiude in sé tutte queste possibilità espressive : è colore, è forma, è suono; ed è in grado di produrre tutto ciò e venirne stimolato.
L' interazione con questi elementi è, d’altronde, alla base di un vissuto quotidiano, fà parte dell' ambiente nel quale il nostro essere si muove normalmente e dal quale riceve stimoli e sollecitazioni sotto forma di: pittura, fotografia, cinema, video, televisione, stampa, pubblicità oppure in architettura, scultura, mobili, oggetti d' ’uso quotidiano, oppure parola, canto, musica, rumori vari ecc. 
Spesso la pittura è stata l'elemento da cui partire per la realizzazione di un progetto di ricerca che ha portato ad una realizzazione spettacolare, per mezzo della “teatralizzazione” di quadri di autori contemporanei e non, come: Caravaggio, Paul Klee, Magritte, Klimt, Hopper ecc.... 

ATTORE-CORPO-AZIONE

La parola “drama” dal greco significa “azione”, quindi drammaturgia,  E'... Porre in atto un' azione.
L' idea del Teatro inteso come “drama-azione” ha indirizzato la mia ricerca verso un Teatro nel quale l' Attore agisce e non re-cita  nel senso di ripetere più  o meno meccanicamente, secondo schemi o modelli espressivi spesso imposti, ma impersona, interpreta, insomma... E' “Attore”, cioè colui che “agisce”. 
Per ottenere questo risultato, è necessario uscire dai limiti che la parola “Teatro” ci impone, permettendo all'attore e al suo corpo di non relegare la propria esperienza ad un vissuto asettico-spettacolare, che limita la sua esperienza all'  apprendimento di tecniche adatte alla riproposizione di un modello espressivo preconfezionato.

IL CORPO COME STRUMENTO

Il concetto di “drama-azione” mi ha evidenziato il corpo come strumento “primario”, cioè il primo strumento espressivo dell' attore e di tutti gli esseri umani.
Il continuo uso del corpo come strumento espressivo “primario”,  ha fatto sì che nascesse la possibilità di usarlo come mezzo attraverso il quale porre in atto un processo di autodefinizione, elevando il corpo a strumento di conoscenza.
Inoltre, per primario, intendo il corpo come strumento espressivo, utilizzato molto prima di qualsiasi possibilità espressiva articolata secondo un linguaggio verbale, sia logico che artistico, sia nel senso di evoluzione umana, che nel senso evolutivo dell'  individuo stesso. “Il bambino”, infatti, si forma prima fisicamente e soltanto in un secondo tempo, dopo aver emesso dei suoni, può iniziare a far uso di un linguaggio articolato verbalmente per esprimersi. Noto inoltre, che l'  essere umano ha avuto bisogno di milioni di anni, dalla sua comparsa sulla Terra sotto la forma di una cellula, prima di poter essere in grado di utilizzare un linguaggio verbale articolato.
Per primario, infine, intendo il corpo utilizzato tanto quanto lo scalpello per lo scultore, il pennello per il pittore, la penna per lo scrittore...ecc.

IL LINGUAGGIO CORPOREO-VERBALE

Attualmente il veicolo principale della comunicazione è il linguaggio verbale. Molte persone credono, del resto, che il linguaggio verbale sia il mezzo più importante e più rilevante tra i soggetti umani. Le ricerche in questo campo, tuttavia, ci dimostrano che anche il linguaggio non verbale, corporeo,  ha una estrema importanza nel campo della comunicazione.
Si è notato, infatti, come l’ attività gestuale, l' uso dello spazio interpersonale ed interattivo del proprio corpo, la qualità tonale della voce e lo stesso tatto funzionino tutti come dei sistemi di comunicazione che influenzano le persone,  molto di più di quanto faccia il linguaggio verbale.
Questi sistemi di comunicazione non verbale, tuttavia, sono spessissimo utilizzati e/o ricevuti inconsapevolmente. Solo degli studi teorici avanzati e degli specifici esercizi pratici sono in grado di rendere una persona capace di controllarli con facilità.
Venendo a conoscenza di queste possibilità di ricerca si acquisisce il vantaggio di poter interpretare e usare coscientemente questi sistemi comunicativi e favorire lo sviluppo armonico di tutti i sistemi di comunicazione che fanno parte di una persona, compreso naturalmente il linguaggio verbale.
Nel processo di formazione dell' attore è necessaria la ricostruzione di un "Io" corporeo, atto a produrre degli elementi che rendano possibile una utilizzazione organizzata dei sistemi espressivi di movimento, nei suoi aspetti di micro e macro gestualità ri-armonizzati anche rispetto alla verbalizzazione.
In fondo la verbalizzazione avviene perché si mette in movimento, cioè si attiva, attraverso l' immissione e l' emissione di aria, un' altra parte del corpo. I tendini, cioè “le corde vocali”
Quindi sostenuto da una dimensione di movimento, viene elaborato anche l' aspetto verbale dell' attore con il potenziamento della voce per mezzo dell' apprendimento dell' uso dei risuonatori corporei, lo sviluppo della vocalizzazione, il canto, la dizione, la voce e la parola come prolungamento del corpo. Il potenziamento di questi sistemi di comunicazione  fa si che l'attore acquisisca la possibilità di gettare un ponte emozionale tra  sè  e lo spettatore

IL LAVORO DI LABORATORIO
IL METODO

Per tornare ad una espressività che sia naturale, occorre sbloccare o stimolare certi meccanismi psico-corporei. E' chiaro che c’è una disciplina da seguire, una metodologia, che è quella di non intendere la disciplina come contrapposizione alla libertà, ma farne il mezzo per mettere in atto una dialettica tra queste due possibilità, che porti a quella che è poi la vera libertà d’espressione.
L' allievo sarà in grado così, di acquisire la capacità di una ritrovata armonizzazione, che possa stimolare una creatività anche psico-fisica-verbale.
Pur basandosi sulla trasmissione di un metodo didattico-tecnico, nel processo di apprendimento, l' attore sarà guidato gradualmente verso la possibilità del recupero di una autonomia decisionale-creativa di movimento e quindi delle proprie azioni. 
Ciò sarà possibile soltanto se in un contesto di laboratorio, si considererà l' Attore nella sua interezza gestuale e verbale, rispettando la dimensione del " leggittimo pudore personale" e  i ritmi individuali di capacità di apprendimento, stimolando le possibilità creative del singolo, anche se inserite in un contesto di gruppo. L' Attore si avvicinerà in tal modo al nucleo espressivo individuale, che gradualmente lo condurrà  alla scoperta di una propria possibilità (potenzialità) espressiva.
Il lavoro di laboratorio, inoltre potrà sviluppare ed affinare le capacità di auto-narrazione intesa come auto-drammaturgia e di relazione tra sè e gli altri, utilizzando elementi di memoria di un vissuto culturale, sociale, individuale, emozionale-visivo, sia attuale che “antico”, ricondotto ad una esperienza di vissuto attuale, quotidiano.
Quel quotidiano-personale-emozionale-gestuale, che affiorerà come elemento di personalizzazione anche nel caso dell' uso di un testo già esistente.
Solo così sarà possibile avvicinare tra loro, realtà e rappresentazione, restituendo all' Attore e al Teatro la dignità di una possibilità espressiva probabilmente dimenticata.

LA RICERCA ANTROPOLOGICA SUL CAMPO

La ricerca sulle origini del teatro si è basata su una conoscenza approfondita per mezzo di un lavoro di ricerca antropologica, portata avanti per più di 20 anni, entrando in contatto con diverse culture (Sud America, Australia, India, Nord Africa, Europa, Italia).
Durante questa ricerca, per mezzo di un vissuto diretto, sul campo, si è potuto individuare quelle che sono le strutture espressive basilari, comuni a tutte le culture, in senso teatrale. Gli elementi acquisiti, sono stati poi tradotti in un metodo che ha reso comprensibili i principi di tale ricerca, apportando un notevole contributo per accrescere le possibilità creative ed  espressive dell' attore, che diventa così, il vero protagonista  dell' evento teatrale.

Avendo quindi, l' azione del corpo come punto focale da cui partire, si genera attraverso un' interazione diretta con questi elementi un processo per mezzo del quale è possibile riappropriarsi di una sensibilità percettiva ed espressiva che riconduce a un rapporto con sè stessi, gli altri e il mondo circostante più armonico.

Ciò contribuirà a rendere l' azione scenica più percepibile e "condivisibile" da parte dello spettatore, applicando quelle potenzialità di comunicazione anche emozionale che i nostri predecessori hanno chiamato “Pathos”, “ Catarsi”.

 
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